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L'età giolittiana e la prima guerra mondiale
Il periodo 1900-1913 fu caratterizzato dalla figura di Giolitti che fu più volte presidente del consiglio. Sotto di lui si ebbe un periodo di grande espansione economica. Nel 1912 fece approvare la riforma elettorale che prevedeva il suffragio universale maschile esteso a tutti coloro che avessero fatto il militare anche se analfabeti. In politica estera riprese la campagna per la conquista della Libia (1911-1912). Giolitti si dimise nel marzo 1914 in seguito all'insuccesso elettorale del 1913 che aveva visto un'enorme crescita dei socialisti e dei cattolici. Salandra, succeduto a Giolitti, fece entrare l'Italia nel primo conflitto mondiale (24 maggio 1914).

L'Italia tra le due guerre
Al termine della prima guerra mondiale l'Italia -pur vittoriosa- dovette affrontare una situazione molto grave dal punto di vista economico-sociale, di fronte a cui la vecchia classe dirigente liberale si rivelò inadeguata, mentre si affermavano due partiti di massa, il partito socialista e il partito popolare italiano (fondato da don Sturzo nel 1919). Mussolini fondò a Milano il movimento dei Fasci Italiani di combattimento (23 marzo 1919), con un programma ultrademocratico e nazionalista nello stesso tempo. Per tutto il 1912 la violenza fascista (squadrismo, spedizioni punitive, ecc.) imperversò in Italia contro le organizzazioni socialiste, specie nella Val Padana, spesso con la connivenza delle autorità; nel partito socialista maturava intanto una crisi che portò nel gennaio 1921 alla scissione della minoranza aderente ai ventun punti della terza Internazionale e alla fondazione del partito comunista d'Italia (congresso di Livorno). Clicca per maggiori informazioni.

La seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo e la Resistenza
L'Italia intervenne nel conflitto (Guerra mondiale seconda) a fianco della Germania nel 1940 dopo un periodo iniziale di non belligeranza e dopo alcune incertezze dovute al fatto che il ministro degli esteri Ciano, dopo essere stato un fautore dell'Asse, era venuto progressivamente raffreddando i suoi entusiasmi verso la Germania. Il distacco tra paese e regime si venne allargando man mano che lo sfavorevole andamento delle operazioni dimostrò l'inadeguatezza della preparazione militare e l'errore dei calcoli di Mussolini. Questi, messo in minoranza nella seduta del Gran consiglio del 25 luglio 1943, fu fatto arrestare da Vittorio Emanuele III, che affidò il potere a un governo presieduto dal maresciallo Pietro Badoglio e composto da techini e da militari. Clicca per maggiori informazioni.



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