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Ritorna su Italia in poche parole, Parte III

Agricoltura ...continua...
Comune a tutto il paese è la riduzione della superficie coltivata e soprattutto l'esodo delle forze di lavoro dall'agricoltura, protrattosi a lungo al ritmo di 200/300.000 unità in meno ogni anno. In ogni caso, la riduzione del numero degli occupati non ha inciso sulla produzione, che anzi è costantemente aumentata. I motivi stanno nelle opere di bonifica, di rimboschimento, di creazione di bacini artificiali e di acquedotti e nel sempre maggior impiego di moderni macchinari, di fertilizzanti e di sementi selezionate. Il settore cerealicolo mantiene un'importanza basilare nell'economia agricola nazionale. Il raccolto di riso soddisfa pienamente il fabbisogno interno e consente una discreta esportazione. La produzione di orzo è più che raddoppiata in un solo decennio, mentre risulta stazionaria o in calo quella di segale e di avena.

Fra le coltivazioni industriali primeggia per quantità la barbabietola con una produzione di zucchero che arriva a soddisfare una buona parte del fabbisogno interno, mentre risultano in crescita il tabacco e ancor più i semi di girasole. Fenomeno tipico degli anni Ottanta è stata l'improvvisa esplosione della produzione di soia, di cui il paese è diventato il maggior produttore ed esportatore europeo. Fra le coltivazioni del settore legnoso, primeggiano sempre quelle vitivinicole, per cui l'Italia si contende con la Francia i primi posti nel mondo. Ha realizzato inoltre un grande balzo qualitativo il settore oleario. Da primato è anche la produzione di agrumi, con il secondo posto nel mondo per i limoni e entro i primi dieci posti per le arance e per i mandarini. L'altra frutta (mele, pere, pesche, albicocche, ciliege, ecc.) e le produzioni ortive (cipolle, cavoli, carciofi, insalata, zucchine, piselli, ecc.) mantengono una grande importanza specialmente per il consumo interno e hanno fatto registrare un miglioramento qualitativo più che quantitativo. La superficie forestale italiana non è molto estesa (poco più del 20% del territorio nazionale) ed è frequentemente devastata da un gran numero di incendi, spesso dolosi. Un lieve aumento della produzione di legname non è bastato ad attenuare la dipendenza dall'estero nel settore del legno e, soprattutto, in quelli della cellulosa e della carta.

Industria ...continua...
L'imporsi di nuovi modelli di vita, di nuovi bisogni e di nuovi interessi ha rotto il sostanziale equilibrio fra attività industriale e terziario, a tutto vantaggio di quest'ultimo. Fra i settori tradizionalmente più forti dell'industria italiana spicca quello meccanico. Operano in questo settore le due maggiori multinazionali del paese: la FIAT, tra i primi produttori automobilistici europei, e l'Olivetti, grande produttrice ed esportatrice di macchine per scrivere, calcolatrici, computer e materiale elettronico. In attivo risultano anche il settore delle macchine utensili, per la lavorazione del legno e dei metalli, e quello dell'automazione della fabbrica e dei modernissimi robot. Tradizionalmente operosi sono pure i settori del tessile e dell'abbigliamento. Con la graduale ma inarrestabile sostituzione dei metalli con le materie plastiche, è entrato in crisi il settore siderurgico, per cui dopo estenuanti trattative con i partner comunitari sono stati definiti drastici tagli. Fra le numerose altre industrie del paese sono da citare almeno quelle attive nei settori alimentare, del mobile, degli elettrodomestici, editoriale, della carta, del cemento e del vetro. Le attività artigianali comprendono le numerosissime lavorazioni di ferri battuti, vetri soffiati, vasi, ceste, tappeti e oggetti di ogni genere in metallo, in legno e in cuoio.

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