Geografia economica. Il paese è piuttosto povero di risorse naturali. L'economia italiana è dunque essenzialmente
un'economia di trasformazione, che ha il suo punto di forza nell'industria manifatturiera.
Agricoltura. Subito dopo la fine della seconda guerra mondiale le attività agricole avevano ancora un peso
sostanzialmente pari a quello dell'industria o a quello delle attività del settore terziario. Quarant'anni più tardi,
alla fine degli anni Ottanta, esse occupavano meno del 10% delle forze di lavoro complessive e contribuivano a determinare
il reddito nazionale in misura di poco superiore al 5%.Clicca per maggiori informazioni.
Allevamento. L'autosufficienza non è ancora stata raggiunta. Il punto debole è rappresentato dai bovini.
L'allevamento suino risulta costantemente in espansione, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello qualitativo,
mentre il numero di polli e di conigli si è più che decuplicato. Si mantiene stabile l'allevamento ovino e caprino.
Pesca. I mari italiani sono per loro natura meno pescosi delle acque atlantiche e l'inquinamento ha contribuito
ad aggravare la situazione. Altri ostacoli a un maggior sviluppo del settore vengono dallo stato di arretratezza di una
parte della flottiglia peschereccia e dalle frequenti controversie con la Tunisia, la Libia e la Croazia circa l'accesso
alle zone di pesca vicine a questi paesi.
Risorse energetiche e minerarie. Il paese non manca di fonti energetiche: esso figura fra i maggiori produttori
di energia idroelettrica, è ben fornito di gas naturale, non è del tutto privo nemmeno di petrolio e di carbone e negli
ultimi decenni ha più che raddoppiato la produzione interna. Ma i consumi energetici nazionali sono più che doppi rispetto
alla produzione interna e si sorreggono su un massiccio ricorso a importazioni, soprattutto petrolifere.
Industria. Per un lungo periodo lo sviluppo delle industrie si è concentrato nel "triangolo industriale" (Milano,
Torino, Genova) e in genere nelle regioni settentrionali, favorite dalla disponibilità di capitali preesistenti, dalla
facilità delle comunicazioni e dalle vicinanza al centro Europa più ricco e più attivo. Questo sviluppo ha messo in moto
lo spostamento di centinaia di migliaia di lavoratori e di interi nuclei familiari, che si sono travasati anzitutto dal
Mezzogiorno al Settentrione, e più in generale dalla montagna, dalle campagne, dai piccoli centri verso le grandi città
industriali, provocandone la congestione. La situazione si è profondamente modificata fra gli anni Settanta e gli
anni Ottanta. Clicca per maggiori informazioni.
|